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Arte e clinica: il dottor Ettore Caterino al convegno “Lo spettro della solitudine”

Linguaggi artistici e competenze professionali uniti per approfondire il tema della solitudine nelle sue molteplici dimensioni. Il dottor Ettore Caterino, direttore dei servizi di Start e di Futurabile dell’Istituto di Agazzi, ha contribuito al convegno “Lo spettro della solitudine” che è stato promosso a Firenze dalla Scuola di Psicoterapia Comparata e che ha riunito esperti di rilievo nel panorama della psicologia e della psicoterapia per un confronto interdisciplinare tra le sofferenze legate all’isolamento, le difficoltà di relazione e la ricerca di sé. Un momento di particolari suggestioni è stato offerto dalla messa in scena dello spettacolo “Fiorenza… le mani piene di fiori” che, scritto e interpretato dallo stesso Caterino insieme all’attrice e danzaterapeuta Valeria Petri, abbina teatro, musiche, poesie e movimenti per portare all’interno di una vicenda umana segnata dall’incomprensione e dall’esclusione, ma anche dalla capacità di custodire un universo interiore ricco e vitale. L’opera racconta la storia vera di una giovane donna vissuta nella Firenze dei primi del ‘900 con una sensibilità fuori dagli schemi che incontrò pregiudizi e rigidità sociali dell’epoca, fino al suo internamento in manicomio, offrendo un’occasione per riflettere sul valore della diversità, sul peso dei pregiudizi e sul potere dell’arte come strumento di espressione e risorsa per affrontare la sofferenza. Il convegno “Lo spettro della solitudine” ha poi proposto una tavola rotonda conclusiva dove il dottor Caterino, affiancato da altri colleghi esperti in psichiatria e psicoanalisi, ha condiviso le proprie competenze cliniche e sistemico-relazionali, con un particolare focus sulla neurodivergenza e sulla diagnosi di autismo in età adulta in persone che non hanno ricevuto un riconoscimento durante l’infanzia o l’adolescenza. Una maggiore consapevolezza aiuta infatti a superare il senso di inadeguatezza e di solitudine attraverso la valorizzazione delle proprie risorse e competenze, con il confronto tra i professionisti che ha evidenziato l’importanza di uno sguardo multidimensionale con cui considerare insieme caratteristiche individuali, vissuti emotivi, storie personali e contesti relazionali. «Il convegno – commenta il dottor Caterino, – ha proposto una riflessione sulla solitudine non soltanto come esperienza di isolamento e sofferenza, ma anche come dimensione intima e spazio potenzialmente creativo, attraversato dal bisogno di relazione e dalla ricerca di sé. L’organizzazione della giornata ha dunque intrecciato due prospettive complementari: quella artistica che dà voce alle fragilità e alla diversità, e quella clinica che può trasformare le stesse fragilità e diversità in occasioni di consapevolezza e crescita attraverso l’ascolto e la comprensione».

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