Psicobiologia ed approccio psicobiologico

Con il termine psicobiologia si indica un approccio che cerca di individuare ed interpretare le modalità di funzionamento ed il comportamento degli esseri umani considerando l’interazione tra biologia ed ambiente.

Il comportamento, nel nostro caso alimentare, quindi, è correlato all’ascolto dei bisogni e dei segnali biologici e all’ interazione con l’ ambiente esterno.

Fu John Blundell (1979) ad intuire ed evidenziare la rete di livelli che interagendo tra loro determinano o possono determinare un comportamento alimentare.

L’organizzazione di questa rete di attività viene concettualizzata sotto forma di “cascata dell’appetito” e si sviluppa su tre livelli:

  • Eventi psicologici e comportamentali

  • Fisiologia e metabolismo

  • Sistema nervoso centrale

L’espressione dell’appetito è determinata da processi ed eventi che si sviluppano su questi 3 livelli.

Il comportamento alimentare si realizza attraverso l’interazione tra cibo e risposte biologiche all’ingestione. Tra le caratteristiche del cibo ci sono il gusto, la quantità, la densità calorica, la proporzione tra i nutrienti. Tra le risposte biologiche ci sono il contatto del cibo con la bocca, la distensione dello stomaco, la produzione di ormoni specifici, l’attività cerebrale.

In un sistema dell’appetito integro i tre livelli operano in maniera armonica ed integrata. Durante lo sviluppo di un disturbo alimentare, però, per il susseguirsi di deliberate restrizioni alimentari, abbuffate, vomito autoindotto, il sistema va incontro a desincronizzazione tra comportamento, fisiologia e attività cerebrale. Si realizza una caotica introduzione dei nutrienti, che determina l’innescarsi di risposte fisiologiche anomale. La conoscenza delle complesse interazioni tra i diversi livelli permette la comprensione delle oscillazioni di peso e delle abbuffate alimentari, non più interpretate come incapacità personale di autocontrollo ma come infrazione di leggi biologiche preposte al controllo del comportamento alimentare.

La Didasco (Bauer B. e Ventura M. 1998) applicò tale modello alla riabilitazione nutrizionale evidenziando quanto la biologia e l’ambiente avessero pari impatto nella regolazione del comportamento alimentare.

Sono queste le basi teoriche del nostro trattamento riabilitativo.

Un approccio di tipo sistemico che valuta contemporaneamente l’insieme dei fattori che influenzano l’espressione dell’appetito ed il controllo del peso. Nella sua applicazione clinica, per la nostra esperienza nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, tale approccio diventa osservazione, conoscenza e cambiamento attraverso l’ascolto e la comprensione dei bisogni e dei segnali biologici “sotto pelle” (fame, sazietà, sete, sonno) e l’ interazione con l’ambiente esterno.

Ciò rappresenta il punto centrale per il riequilibrio del comportamento alimentare, un approccio lenient, nel rispetto della gradualità e dei tempi che necessitano, dove il TFC è la tecnica di riabilitazione nutrizionale che vuole allenare la persona all’ascolto di sé ed al cambiamento.

Infine …una domanda/affermazione alla luce di quanto detto fino ad ora:

dove sono, con chi sono, come sto, quanta fame ho, quanto sono sazio, può influenzare quanto e cosa mangerò”.